venerdì 22 novembre 2013

Come Frankie divenne Frankie

Credo di aver sempre saputo che un bel giorno avrei cantato.
Credo di saperlo da quanto da bambina mi guardavo allo specchio e al posto della mia immagine riflessa vedevo quella di Raffaella Carrà. Da quando mi rifugiavo nella mia casetta di stoffa in compagnia di un orsacchiotto che avevo ribattezzato "Casetto", della mia bambola Tina (con disco incorporato all'interno della schiena che riproduceva pianti strazianti e risate sataniche) e, soprattutto, del mio minuscolo pianoforte rosso che strimpellavo a caso (niente di diverso da ora). Da quando sognavo di far parte del coro dell'Antoniano di Bologna (non avrei mai osato propormi come solista allo Zecchino d'Oro..ma come corista sarebbe stata la realizzazione di un sogno!). Da quando mi chiedevo, senza saper rispondere, se avrei preferito essere la moglie o la vocalist di Simon Le Bon. Da quando a Brighton, passeggiando sulla diga, mi sentivo felice solo perché canticchiavo con i compagni di viaggio una canzoncina pop delle Bangles, divertendomi a trovare le armonie vocali più adatte. Da quando... insomma da sempre. Più o meno.
Ma chissà perché, da studentessa modello prima e impeccabile (almeno nelle intenzioni) lavoratrice poi, ho scelto per anni, senza nemmeno rendermene conto, di zittire quella vocina, così timida eppure così costante nella mia vita. A dire il vero ogni tanto quel flebile suono pestava i piedi e si imponeva: senza questi rari momenti di rivalsa non avrei mai deciso di cantare in coro, da piccola (sebbene per mesi in playback perché, arrivata quasi a fine anno senza conoscere le canzoni, non osavo chiederne i testi), né di provare a suonare la chitarra da ragazza (con pessimi risultati peraltro), né di rientrare in un coro a 17 anni, questa volta cantando veramente e per giunta in latino!
Ma ci è voluto un periodo buio, un momento davvero difficile della mia vita perché quella vocina timida si mettesse a intimare una cosa del tipo: "Cazzo, adesso prendi quel telefono e chiami quella dannata scuola di musica, perché è quello che vuoi fare". E così, come in uno stato di trance, un tardo pomeriggio del 2003 mi sdraio a pancia in giù sul tappeto della mia camera da letto e chiamo: "sì, sono Franca Pullia.. sì, voglio iscrivermi al corso di canto. Quando posso passare a versare la quota? Quando iniziano le lezioni? Grazie, buonasera.". Tardi. La "crisi dei trent'anni" mi ha messo di fronte a una cosa che sapevo da sempre, me l'ha sbattuta in faccia. E il primo anno è stato un mezzo disastro: quella stessa vocina che a un certo punto si era imposta era nuovamente implosa. "Ma no, esci, esci". Io sapevo che c'era, brutta o bella, stonata o intonata, spesso calante ma c'era. C'ERA. E non avevo più tempo da perdere.. volevo solo seguirla. Ed è stato così naturale rinunciare alle vacanze per seguire dei workshop estivi, passare le serate a studiare e provare, conoscere nuovi soci e uscire dai vecchi giri (è vero ed è triste: ho perso per strada un po' di gente, nel mio piccolissimo.. figuriamoci quante amicizie avrà incrinato Lady Gaga!)... insomma, sono entrata in una nuova dimensione, che è l'unica che non pretende controllo.. l'unica in cui le cose accadono quasi naturalmente, anche se poi mi volto indietro e mi rendo conto che ho lavorato tanto perché migliorassero ma non me ne sono nemmeno accorta.
Dopo la crisi dei 30 anni ecco quella dei 40, ed ecco una nuova consapevolezza: dopo essermi cimentata in vari generi, nei limiti del possibile (e dei pochi anni trascorsi dal mio nuovo inizio!) i Frankie back from Hollywood sono il progetto che ho sempre sognato, che avrei sempre desiderato fin da piccola: ed è qui. Insomma.. lo so che la mia band non ha ancora inciso un disco (dannazione!), lo so che non facciamo brani nostri, lo so che non siamo gente da grande palco ecc ecc. Però... OK, va bene così. Piano piano ci arriviamo.. intanto suono con dei musicisti impeccabili e insostituibili, che hanno insegnato a me, timida cronica nonostante tutto, cosa significa interplay, improvvisazione, dinamiche, interazione col pubblico (ehm.. su questo sto lavorando). Poi ho capito che in fondo, anche se ci sono voluti 10 anni, era questo il mio obiettivo musicale: far scoprire e tentare di rendere omaggio alle canzoni outsider.. a quelle che non hanno mai fatto davvero il botto pur avendone tutti i requisiti (sarà perché anche nella band aleggia uno spirito del genere.. ma questa è un'altra storia). Personalmente, almeno per il momento, non sarei in grado di proporre pezzi miei che vadano "decentemente" oltre alla soglia della decenza, per cui va benissimo che le mie velleità da cantautrice si sviluppino soltanto tra le mura domestiche. Domani, chissà.. i 50 anni arriveranno presto, di questo passo. Certo che sarà ben difficile scrivere qualcosa che sia all'altezza di "Un anno d'amore" e "Fulminato"! E per questo "ci accontentiamo" di essere quelli che scavano sottoterra e trovano piccoli gioiellini, tipo quelli sepolti dai ragazzini durante la caccia al tesoro. Togliendo quelle sovrastrutture che spesso.. vabbè censuro il finale, tanto se siete arrivati a leggere fino a qua l'avete capito :-)

2 commenti:

  1. Non è mai troppo tardi, sopratutto a 30 anni! Ma anche a 40! E pure a 50... ho visto una esposizione di un artista russo in Biennale, aveva iniziato a dipingere a 56 anni.. quindi...

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