giovedì 19 dicembre 2013
ARRRIVA LA BOMBA!!!!
Classificato a suo tempo come punto più basso del cinema comico italiano, "Arriva Dorellik" esce sugli schermi nel fatidico 1968, assieme a "2001: Odissea nello spazio" e "C'era una volta il west". Poteva mai un esile filmetto, in cui Johnny Dorelli, con la sua facciona bonaria faceva il verso a Diabolik, il diabolico antieroe dei fumetti delle sorelle Giussani, tenere testa a colossi cinematografici come questi? No di certo, e gli annali del cinema si ricordano della pellicola di Steno come sciocca stravaganza. Piena di glamour però e sufficientemente sciocca a modo suo per risultare indimenticabile. La voce di velluto di Dorelli canta Strangers in the night mentre da una porta scorre il sangue conseguente al massacro nella casa d'aste. Margaret Lee, la bellissima Marylin inglese, cavallona che turberà i sonni di telespettatori pantofolari con le sue guepiere, durante l'indimenticato "Johnny sera", è la sua fidanzata Baby. Si esibisce, nel corso della pellicola, in una indimenticabile scemenza, qui sopra pubblicata.
CRITICA: ECCO
UNA BREVE SELEZIONE DI RECENSIONI DELL'EPOCA: Si tratta di una cosa
assai povera (....) con un Dorelli che rivela ampiamente i suoi limiti
di attore dello schermo e un Terry-Thomas (...) all'affanosa ricerca di
una gag o di una battuta. (....) (Perché) gli eroi dei fumetti
facciano (..) cassetta (...) ci vogliono soldi e fantasia creativa non
inferiore a quella del disegnatore. (Qui) c'è l'idea poverella (...)".
(Anonimo, "Film Mese", 21/22, novembre 1968)."Realizzato sulla scia del
successo di un popolare personaggio televisivo, il film rivela una
fondamentale fragilità di struttura e, salvo qualche sprazzo di
discreta resa umoristica, una sconcertante povertà di idee."
(Segnalazioni Cinematografiche, vol. 63, 1968)
...tutto questo fa gola ai Frankie!!!
Il
fatto che questa pellicola sia completamente decerebrata e ricca di
look vintage si sposa a nozze con l'etica del Disimpegno del gruppo. E
infatti in repertorio non può mancare la indimenticata "ARRRIVA LA
BOMBA!" (con tre R)
Comunque: ci si vede domani sera!!!
Ore 20, Mestre corte Legrenzi
Frankie pocket+Massimo Bullo!!!
venerdì 22 novembre 2013
Come Frankie divenne Frankie
Credo di aver sempre saputo che un bel giorno avrei cantato.
Credo di saperlo da quanto da bambina mi guardavo allo specchio e al posto della mia immagine riflessa vedevo quella di Raffaella Carrà. Da quando mi rifugiavo nella mia casetta di stoffa in compagnia di un orsacchiotto che avevo ribattezzato "Casetto", della mia bambola Tina (con disco incorporato all'interno della schiena che riproduceva pianti strazianti e risate sataniche) e, soprattutto, del mio minuscolo pianoforte rosso che strimpellavo a caso (niente di diverso da ora). Da quando sognavo di far parte del coro dell'Antoniano di Bologna (non avrei mai osato propormi come solista allo Zecchino d'Oro..ma come corista sarebbe stata la realizzazione di un sogno!). Da quando mi chiedevo, senza saper rispondere, se avrei preferito essere la moglie o la vocalist di Simon Le Bon. Da quando a Brighton, passeggiando sulla diga, mi sentivo felice solo perché canticchiavo con i compagni di viaggio una canzoncina pop delle Bangles, divertendomi a trovare le armonie vocali più adatte. Da quando... insomma da sempre. Più o meno.
Ma chissà perché, da studentessa modello prima e impeccabile (almeno nelle intenzioni) lavoratrice poi, ho scelto per anni, senza nemmeno rendermene conto, di zittire quella vocina, così timida eppure così costante nella mia vita. A dire il vero ogni tanto quel flebile suono pestava i piedi e si imponeva: senza questi rari momenti di rivalsa non avrei mai deciso di cantare in coro, da piccola (sebbene per mesi in playback perché, arrivata quasi a fine anno senza conoscere le canzoni, non osavo chiederne i testi), né di provare a suonare la chitarra da ragazza (con pessimi risultati peraltro), né di rientrare in un coro a 17 anni, questa volta cantando veramente e per giunta in latino!
Ma ci è voluto un periodo buio, un momento davvero difficile della mia vita perché quella vocina timida si mettesse a intimare una cosa del tipo: "Cazzo, adesso prendi quel telefono e chiami quella dannata scuola di musica, perché è quello che vuoi fare". E così, come in uno stato di trance, un tardo pomeriggio del 2003 mi sdraio a pancia in giù sul tappeto della mia camera da letto e chiamo: "sì, sono Franca Pullia.. sì, voglio iscrivermi al corso di canto. Quando posso passare a versare la quota? Quando iniziano le lezioni? Grazie, buonasera.". Tardi. La "crisi dei trent'anni" mi ha messo di fronte a una cosa che sapevo da sempre, me l'ha sbattuta in faccia. E il primo anno è stato un mezzo disastro: quella stessa vocina che a un certo punto si era imposta era nuovamente implosa. "Ma no, esci, esci". Io sapevo che c'era, brutta o bella, stonata o intonata, spesso calante ma c'era. C'ERA. E non avevo più tempo da perdere.. volevo solo seguirla. Ed è stato così naturale rinunciare alle vacanze per seguire dei workshop estivi, passare le serate a studiare e provare, conoscere nuovi soci e uscire dai vecchi giri (è vero ed è triste: ho perso per strada un po' di gente, nel mio piccolissimo.. figuriamoci quante amicizie avrà incrinato Lady Gaga!)... insomma, sono entrata in una nuova dimensione, che è l'unica che non pretende controllo.. l'unica in cui le cose accadono quasi naturalmente, anche se poi mi volto indietro e mi rendo conto che ho lavorato tanto perché migliorassero ma non me ne sono nemmeno accorta.
Dopo la crisi dei 30 anni ecco quella dei 40, ed ecco una nuova consapevolezza: dopo essermi cimentata in vari generi, nei limiti del possibile (e dei pochi anni trascorsi dal mio nuovo inizio!) i Frankie back from Hollywood sono il progetto che ho sempre sognato, che avrei sempre desiderato fin da piccola: ed è qui. Insomma.. lo so che la mia band non ha ancora inciso un disco (dannazione!), lo so che non facciamo brani nostri, lo so che non siamo gente da grande palco ecc ecc. Però... OK, va bene così. Piano piano ci arriviamo.. intanto suono con dei musicisti impeccabili e insostituibili, che hanno insegnato a me, timida cronica nonostante tutto, cosa significa interplay, improvvisazione, dinamiche, interazione col pubblico (ehm.. su questo sto lavorando). Poi ho capito che in fondo, anche se ci sono voluti 10 anni, era questo il mio obiettivo musicale: far scoprire e tentare di rendere omaggio alle canzoni outsider.. a quelle che non hanno mai fatto davvero il botto pur avendone tutti i requisiti (sarà perché anche nella band aleggia uno spirito del genere.. ma questa è un'altra storia). Personalmente, almeno per il momento, non sarei in grado di proporre pezzi miei che vadano "decentemente" oltre alla soglia della decenza, per cui va benissimo che le mie velleità da cantautrice si sviluppino soltanto tra le mura domestiche. Domani, chissà.. i 50 anni arriveranno presto, di questo passo. Certo che sarà ben difficile scrivere qualcosa che sia all'altezza di "Un anno d'amore" e "Fulminato"! E per questo "ci accontentiamo" di essere quelli che scavano sottoterra e trovano piccoli gioiellini, tipo quelli sepolti dai ragazzini durante la caccia al tesoro. Togliendo quelle sovrastrutture che spesso.. vabbè censuro il finale, tanto se siete arrivati a leggere fino a qua l'avete capito :-)
Credo di saperlo da quanto da bambina mi guardavo allo specchio e al posto della mia immagine riflessa vedevo quella di Raffaella Carrà. Da quando mi rifugiavo nella mia casetta di stoffa in compagnia di un orsacchiotto che avevo ribattezzato "Casetto", della mia bambola Tina (con disco incorporato all'interno della schiena che riproduceva pianti strazianti e risate sataniche) e, soprattutto, del mio minuscolo pianoforte rosso che strimpellavo a caso (niente di diverso da ora). Da quando sognavo di far parte del coro dell'Antoniano di Bologna (non avrei mai osato propormi come solista allo Zecchino d'Oro..ma come corista sarebbe stata la realizzazione di un sogno!). Da quando mi chiedevo, senza saper rispondere, se avrei preferito essere la moglie o la vocalist di Simon Le Bon. Da quando a Brighton, passeggiando sulla diga, mi sentivo felice solo perché canticchiavo con i compagni di viaggio una canzoncina pop delle Bangles, divertendomi a trovare le armonie vocali più adatte. Da quando... insomma da sempre. Più o meno.
Ma chissà perché, da studentessa modello prima e impeccabile (almeno nelle intenzioni) lavoratrice poi, ho scelto per anni, senza nemmeno rendermene conto, di zittire quella vocina, così timida eppure così costante nella mia vita. A dire il vero ogni tanto quel flebile suono pestava i piedi e si imponeva: senza questi rari momenti di rivalsa non avrei mai deciso di cantare in coro, da piccola (sebbene per mesi in playback perché, arrivata quasi a fine anno senza conoscere le canzoni, non osavo chiederne i testi), né di provare a suonare la chitarra da ragazza (con pessimi risultati peraltro), né di rientrare in un coro a 17 anni, questa volta cantando veramente e per giunta in latino!
Ma ci è voluto un periodo buio, un momento davvero difficile della mia vita perché quella vocina timida si mettesse a intimare una cosa del tipo: "Cazzo, adesso prendi quel telefono e chiami quella dannata scuola di musica, perché è quello che vuoi fare". E così, come in uno stato di trance, un tardo pomeriggio del 2003 mi sdraio a pancia in giù sul tappeto della mia camera da letto e chiamo: "sì, sono Franca Pullia.. sì, voglio iscrivermi al corso di canto. Quando posso passare a versare la quota? Quando iniziano le lezioni? Grazie, buonasera.". Tardi. La "crisi dei trent'anni" mi ha messo di fronte a una cosa che sapevo da sempre, me l'ha sbattuta in faccia. E il primo anno è stato un mezzo disastro: quella stessa vocina che a un certo punto si era imposta era nuovamente implosa. "Ma no, esci, esci". Io sapevo che c'era, brutta o bella, stonata o intonata, spesso calante ma c'era. C'ERA. E non avevo più tempo da perdere.. volevo solo seguirla. Ed è stato così naturale rinunciare alle vacanze per seguire dei workshop estivi, passare le serate a studiare e provare, conoscere nuovi soci e uscire dai vecchi giri (è vero ed è triste: ho perso per strada un po' di gente, nel mio piccolissimo.. figuriamoci quante amicizie avrà incrinato Lady Gaga!)... insomma, sono entrata in una nuova dimensione, che è l'unica che non pretende controllo.. l'unica in cui le cose accadono quasi naturalmente, anche se poi mi volto indietro e mi rendo conto che ho lavorato tanto perché migliorassero ma non me ne sono nemmeno accorta.
Dopo la crisi dei 30 anni ecco quella dei 40, ed ecco una nuova consapevolezza: dopo essermi cimentata in vari generi, nei limiti del possibile (e dei pochi anni trascorsi dal mio nuovo inizio!) i Frankie back from Hollywood sono il progetto che ho sempre sognato, che avrei sempre desiderato fin da piccola: ed è qui. Insomma.. lo so che la mia band non ha ancora inciso un disco (dannazione!), lo so che non facciamo brani nostri, lo so che non siamo gente da grande palco ecc ecc. Però... OK, va bene così. Piano piano ci arriviamo.. intanto suono con dei musicisti impeccabili e insostituibili, che hanno insegnato a me, timida cronica nonostante tutto, cosa significa interplay, improvvisazione, dinamiche, interazione col pubblico (ehm.. su questo sto lavorando). Poi ho capito che in fondo, anche se ci sono voluti 10 anni, era questo il mio obiettivo musicale: far scoprire e tentare di rendere omaggio alle canzoni outsider.. a quelle che non hanno mai fatto davvero il botto pur avendone tutti i requisiti (sarà perché anche nella band aleggia uno spirito del genere.. ma questa è un'altra storia). Personalmente, almeno per il momento, non sarei in grado di proporre pezzi miei che vadano "decentemente" oltre alla soglia della decenza, per cui va benissimo che le mie velleità da cantautrice si sviluppino soltanto tra le mura domestiche. Domani, chissà.. i 50 anni arriveranno presto, di questo passo. Certo che sarà ben difficile scrivere qualcosa che sia all'altezza di "Un anno d'amore" e "Fulminato"! E per questo "ci accontentiamo" di essere quelli che scavano sottoterra e trovano piccoli gioiellini, tipo quelli sepolti dai ragazzini durante la caccia al tesoro. Togliendo quelle sovrastrutture che spesso.. vabbè censuro il finale, tanto se siete arrivati a leggere fino a qua l'avete capito :-)
lunedì 18 novembre 2013
A proposito di Nino Ferrer
Forse non abbiamo detto che i Frankie Back From Hollywood nascono sul campo, durante i vari concerti per feste di matrimonio che vedevano la formazione praticare l'arte dell'intrattenimento durante uno dei momenti topici dell'esistenza di gran parte di noi (compreso uno dei Frankie). Grazie alla posizione di "osservatore privilegiato" la band ha avuto modo di studiare i più bizzarri comportamenti e i più variegati tipi umani. Matrimoni allegri, eleganti, fastosi, truzzi, poveri, semplici. Abiti degli sposi sbagliati indossati da gente giusta e viceversa. Sposi che litigano durante il pranzo (si presume come strascico, e non da sposa, di liti che durano da una settimana). Cene di matrimonio che sembrano funerali. Gente troppo ubriaca che non avrebbe dovuto bere, gente troppo sobria che avrebbe invece dovuto farlo, etc. Da queste esperienze, vissute da quella "finestra di vetro sottile" che è lo stare sul palco a servizio mentre gli altri compiono un rituale del vivere, i Frankie si sono equipaggiati dell'arma dell'ironia e hanno affinato il loro senso dell'humor. E sviluppando questa sensibilità hanno compreso meglio quale era la loro vera natura; cosa che ha permesso loro di modellare il repertorio ad hoc, scegliendo tra i brani in repertorio, pescati negli enormi faldoni che Franca si porta appresso con un pesante trolley che la fa smadonnare quando attraversa i ponti, quelli di artisti eccentrici, dotati di una lievissima grazia totalmente demente. Principe tra i principi Nino Ferrer.
Nato col nome di Agostino Arturo Maria Ferrari a Genova il 15 agosto 1934, Nino ha sempre vissuto da italiano in Francia e da francese in Italia. Ha, cioè, portato con sè un tocco di una nazione quando era nell'altra. Uno Yin e Yang vivente. La sua vita è stata così ricca e sfaccettata che non si è nemmeno risparmiato il (triste) finale a sorpresa. I Frankie amano ricordarlo per il versante "leggero" (na geniale) in cui le influenze del soul americano innervavano i bizzarri e anarchici giochi di parole testuali. Dotato di una fisicità segaligna e nervosa, con la frangetta bionda sempre da scostare, Ferrer era un laureato in etnologia alla Sorbona, conferenziere, pittore, attore, musicista jazz (contrebasse). Nel 1967, come altri, sbarca in Italia per attingere anche lui alla sua parte di benessere che il nostro paese sembrava poter donare. Le prime hits furono "Agata" (un cavallo di battaglia dell'iroso Nino taranto) e la baudiana "Donna Rosa". Sarà però poi la volta della traduzione in italiano di grandi hits come "Vorrei la pelle nera", "Il baccalà", "Al telefono" e creazioni tutte italiane come "Viva la campagna" che gli valse anche uno storico Carosello (e chi scampava a Carosello in quegli anni?) e spettacolari apparizioni o conduzioni negli indimenticati shows del sabato sera. Leggendaria quella con una deliziosissima Raffaella Carrà dell' era dell' ombelico, dove Agostino precipita dalle interminabili scale dello studio 1 della RAI. E come se nulla fosse riprende la canzone, con tanto di lettura di papiro con il leggendario "elenco di cose" da fare in campagna.Grande Nino! Hai portato una ventata di follia e di innata eleganza! Oggi che la deficienza televisiva è vera deficienza ti sei permesso di essere "deficiente", tu che avevi un curriculum così vasto e articolato che ancora oggi sembra incredibile! I Frankie saranno per sempre onorati di riproporti dal vivo!!! Grazie
sabato 16 novembre 2013
MODERNARIATO POP
I FRANKIE BACK FROM HOLLYWOOD sono:
FRANCA PULLIA (con l'accento sulla I) alla voce e al kazoo
MAX BUSTREO: tastiere
LORIS TAGLIAPIETRA: basso elettrico e voci
GIOVANNI SUGO NATOLI: batteria e stupidaggini
Se mai i Frankie dovessero essere inseriti nell'enciclopedia Treccani forse non sarà per la loro carriera musicale (ma lasciamo la sentenza ai posteri) quanto per aver coniato il temine MODERNARIATO POP. In questa definizione i quattro musicanti han trovato la sintesi ideale del loro repertorio e il "modo" per dirlo. La televisione è uno strumento di non grandi virtù; oggi sono in molti ad aver tagliato i ponti con essa e il cavo di essa ma c'è stato un tempo in cui la televisione, quella che Aldo Grasso definì nel suo dizionario Garzanti sulla tivì PALEOTELEVISIONE fu uno strumento dispensatore di sorrisi, piccoli brividi erotici, cautela, democristianesimo e buone maniere, un pianeta a forma di parallelepipedo in cui l'altra realtà vestiva pajettes e lustrini e le "signorine buonasera" erano costumate e sfoggiavano pettinature a prova di gravità e i loro sorrisi erano dolci e tenui. Nei loro varietà (sic) apparivano le fulgide e sbarazzine stelle di Nino Ferrer (il nume tutelare dei Frankie), Raffaella Carrà, Mina, Ornella Vanoni e i primi "black shouters" come Rocky Roberts e Lola Falana, groovers d'importazione per un paese che dormiva i sonni alla camomilla di Al Bano.
I Frankie Back From Hollywood, nati nel 2008 mentre i membri della band sorseggiavano un martini, vogliono recuperare i fasti di questo paese delle fiabe, scherzando su questo abbaglio di virtù. Abbagliante ma smagliante, splendido splendente, maschio femmina, fiore, frutto; all'epoca i cuochi in tv erano circoscritti (si fa per dire) ad Ave Ninchi e al naso rosso di Veronelli (che però ne sapeva) e il massimo della voluttà erotica erano le cosce tornite della Raffaella nazionale (niente male, però). Dorellik ridimensionava nel segno della farsa i turbamenti di Diabolìk (con l'accento sulla I) ed era ancora il cinema, che ancora non inseguiva il piccolo schermo, ad essere l'ambito di massimo appeal erotico e violento, con i film di Mario Bava e compagnia bella.
Il loro repertorio è costellato di hits di queste stelle: da "W la Campagna" ad "Arrriva La Bomba" (con tre R come da regolamento), sino ad approdare alle pendici degli anni '70 con "Cocktail d'Amore", in omaggio a Stefania Rotolo, "Non gioco più", riguardo Mina e il blues, e toccare gli anni 80 con piccole gemme che i nostri live provano non essere dimenticate come sembrerebbe ("Amore Disperato" di Nada).
Cosa non sono i Frankie:
una TRIBUTE BAND. Vade retro!!!! Siamo interpreti ed abbiamo un progetto alle spalle, che forse si tramuterà in un vero e proprio spettacolo.
unaCOVER BAND CLASSICA: i Frankie REINTERPRETANO, con arrangiamenti personalizzati, i brani del loro repertorio.
Tutte le canzoni in scaletta, bellissime e che rifuggono dal trito alveo del soul r'n'b, che sembra farla da padrone, sono un po' brani che avremmo voluto scrivere noi, sono "nostri", ci incarnano. Indossiamo lo stesso doppiopetto di Nino Ferrer quando, mentre cantava una magistrale versione di "W la campagna" precipita dalle scale dello studio Uno della Rai.
I Frankie sono un progetto che si estende: accanto alla formazione classica coesiste il WOMEN BACK FROM HOLLYWOOD. Una band monstre che ospita ogni volta una dozzina di altre cantanti del veneziano e oltre, tutte a interpretare in "their own way" il repertorio consueto.
Chez Frankie, s'ille vous plait!!!
FRANCA PULLIA (con l'accento sulla I) alla voce e al kazoo
MAX BUSTREO: tastiere
LORIS TAGLIAPIETRA: basso elettrico e voci
GIOVANNI SUGO NATOLI: batteria e stupidaggini
Se mai i Frankie dovessero essere inseriti nell'enciclopedia Treccani forse non sarà per la loro carriera musicale (ma lasciamo la sentenza ai posteri) quanto per aver coniato il temine MODERNARIATO POP. In questa definizione i quattro musicanti han trovato la sintesi ideale del loro repertorio e il "modo" per dirlo. La televisione è uno strumento di non grandi virtù; oggi sono in molti ad aver tagliato i ponti con essa e il cavo di essa ma c'è stato un tempo in cui la televisione, quella che Aldo Grasso definì nel suo dizionario Garzanti sulla tivì PALEOTELEVISIONE fu uno strumento dispensatore di sorrisi, piccoli brividi erotici, cautela, democristianesimo e buone maniere, un pianeta a forma di parallelepipedo in cui l'altra realtà vestiva pajettes e lustrini e le "signorine buonasera" erano costumate e sfoggiavano pettinature a prova di gravità e i loro sorrisi erano dolci e tenui. Nei loro varietà (sic) apparivano le fulgide e sbarazzine stelle di Nino Ferrer (il nume tutelare dei Frankie), Raffaella Carrà, Mina, Ornella Vanoni e i primi "black shouters" come Rocky Roberts e Lola Falana, groovers d'importazione per un paese che dormiva i sonni alla camomilla di Al Bano.
I Frankie Back From Hollywood, nati nel 2008 mentre i membri della band sorseggiavano un martini, vogliono recuperare i fasti di questo paese delle fiabe, scherzando su questo abbaglio di virtù. Abbagliante ma smagliante, splendido splendente, maschio femmina, fiore, frutto; all'epoca i cuochi in tv erano circoscritti (si fa per dire) ad Ave Ninchi e al naso rosso di Veronelli (che però ne sapeva) e il massimo della voluttà erotica erano le cosce tornite della Raffaella nazionale (niente male, però). Dorellik ridimensionava nel segno della farsa i turbamenti di Diabolìk (con l'accento sulla I) ed era ancora il cinema, che ancora non inseguiva il piccolo schermo, ad essere l'ambito di massimo appeal erotico e violento, con i film di Mario Bava e compagnia bella.
Il loro repertorio è costellato di hits di queste stelle: da "W la Campagna" ad "Arrriva La Bomba" (con tre R come da regolamento), sino ad approdare alle pendici degli anni '70 con "Cocktail d'Amore", in omaggio a Stefania Rotolo, "Non gioco più", riguardo Mina e il blues, e toccare gli anni 80 con piccole gemme che i nostri live provano non essere dimenticate come sembrerebbe ("Amore Disperato" di Nada).
Cosa non sono i Frankie:
una TRIBUTE BAND. Vade retro!!!! Siamo interpreti ed abbiamo un progetto alle spalle, che forse si tramuterà in un vero e proprio spettacolo.
unaCOVER BAND CLASSICA: i Frankie REINTERPRETANO, con arrangiamenti personalizzati, i brani del loro repertorio.
Tutte le canzoni in scaletta, bellissime e che rifuggono dal trito alveo del soul r'n'b, che sembra farla da padrone, sono un po' brani che avremmo voluto scrivere noi, sono "nostri", ci incarnano. Indossiamo lo stesso doppiopetto di Nino Ferrer quando, mentre cantava una magistrale versione di "W la campagna" precipita dalle scale dello studio Uno della Rai.
I Frankie sono un progetto che si estende: accanto alla formazione classica coesiste il WOMEN BACK FROM HOLLYWOOD. Una band monstre che ospita ogni volta una dozzina di altre cantanti del veneziano e oltre, tutte a interpretare in "their own way" il repertorio consueto.
Chez Frankie, s'ille vous plait!!!
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